mercoledì 21 marzo 2007

Ab ovo


Le cave, o come è più corretto dire gli agri marmiferi, sono di proprietà, in larghissima parte, del Comune di Carrara. La sentenza della Corte Costituzionale n. 488 del 1995 ha stabilito che esse sono patrimonio indisponibile del Comune e che possono essere date in concessione a privati, come in effetti avviene, ma solo in maniera onerosa e temporanea, cosa che spesso non è avvenuta. Solo una piccola parte di esse è Bene Estimato, ossia, secondo l’opinione prevalente, proprietà privata, poiché iscritto all’estimo prima del 1731. C’è chi ritiene poi, con ottime argomentazioni, che anche i beni estimati siano non di proprietà ma in godimento perpetuo ai privati. Il processo di impossessamento delle cave da parte di alcune famiglie, carraresi e non solo, è iniziato con l’affermarsi di una vera e propria produzione di tipo industriale. Attorno alla metà dell’Ottocento famiglie di vecchia nobiltà o di nuova ricchezza, inizieranno un processo di occupazione delle cave che durerà fino al tempo del Fascismo. I Fabbricotti, in particolare, rappresentano bene il passaggio di fase. Questa famiglia proveniva dalle Vicinanze di Miseglia e Torano. Le vicinanze erano una sorta di piccoli comuni che amministravano alcune frazioni di Carrara ed avevano visto riconosciuto da Maria Teresa Cybo Malaspina, con l’editto del 1 febbraio del 1751, il diritto di concedere in escavazione ai propri membri i giacimenti marmiferi.
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martedì 20 marzo 2007

Così è, se gli pare


...e fu così che di quella città non restò più niente, niente mare né monti, né pesci né campi, niente più stazione né squadra di calcio che tanto non c’era più lo stadio, niente mostre d’arte e manifestazioni che tanto non c’erano mai state, niente più polemiche o interessi da valutare, né concerti dal vivo né cinema all’aperto e per non avere più bugie non si fecero più promesse, che tanto in quella città non c’era più nessuno che avesse delle speranze, perché non c’era proprio più nessuno, che chi non era rimasto sepolto dall’eruzione se ne era andato perché nessuno vuole vivere in un posto coperto di polvere bianca...
Non preoccupatevi, è solo una storia.
Sà và.
Orvouàr.

martedì 13 marzo 2007

Gutta cavat lapidem


C'è un piccolo Stato che sta in mezzo all'Italia.
Ma più che in mezzo, ci sta proprio di traverso.
E' uno Stato dove non ci stanno le famiglie, non ci stanno i politici, non ci stanno nemmeno le scuole .
Non c'è niente in questo piccolo Stato che sta in mezzo all'Italia.
C'è solo una chiesa, anzi La Chiesa.
Ma senza nemmeno l'oratorio col campetto con i bimbi che tirano al campanile, che tanto di bimbi non ce ne sono che non ci stanno le famiglie in questo piccolo Stato in mezzo all'Italia.
Allora io dico ma parla di quello che sai.
Sei meccanico? Parla della candele e pistoni.
Sei elettricista? Parla di Ohm e Ampère.
Sei perito? Parla dei morti e feriti.
Che se ognuno parlasse del suo sono sicuro che...
Cioè, se vai al bar e chiedi un cappuccino, insieme alla diplomatica quello ti parla anche della transustanziazione dei corpi?
O mi chiede se sono sposato? Se mi tocco? Mi dice cosa fare la domenica mattina?
Non penso proprio, perchè sennò cambio bar.
Quindi, biondo, vola basso, che te sei un papa, non un papà.
Sà và.
Orvouàr.

domenica 11 marzo 2007

La politica dei rifiuti in provincia

Rifiuti. Un tema da recuperare.


Quello dei rifiuti è un tema difficile per ogni territorio. La Provincia di Massa Carrara, non fa eccezione. Sono ormai molti anni che si discute delle scelte da fare nella nostra provincia, a proposito delle localizzazioni delle discariche ed alla possibilità di costruire o no impianti per la produzione di combustibile da rifiuti (CDR). Le leggi impongono che ogni territorio o ambito territoriale ottimale, nel nostro caso la provincia, debba essere autosufficiente nello smaltimento dei propri rifiuti. Tu produci una certa quantità di rifiuti e devi essere anche in grado di smaltirli. Il principio potrebbe anche sembrare giusto, ma la stessa normativa prevede poi una serie di deroghe. In ogni caso è fuori dubbio che impianti per gestire la questione rifiuti servano. Il problema è: quanti e dove.
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sabato 10 marzo 2007

Finale prima puntata

Il Finale che non vi faranno mai ascoltare





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mercoledì 7 marzo 2007

E allora?


Problemi? Domande? Interrogativi che avreste sempre voluto porre all'attenzione del grande pubblico ma anche no? Eh?
Ah ecco...
No, perchè pare che la prima puntata sia andata in onda.
Ora: abbiamo detto cazzate o si è capito che si stava parlando della Cucinotta?
Perchè vedete, il problema è che ce ne sono altre tre, quindi o parlate ora o tacete per sempre.
Anzi, visto che è tutto già pronto noi siamo per andare, quindi amici come prima e ci rivedremo a Tangeri, se Dio vorrà.
Sà và.
Orvouàr.

lunedì 5 marzo 2007

Karl Briullov, L'ultimo giorno di Pompei (1827-1833)

POMPEI 79 d.C. (dopo Cristo)

Precedentemente, per la durata di molti giorni, la terra aveva tremato, senza però che ci spaventassimo troppo perchè i terremoti sono un fenomeno consueto in Campania.
Ma quella notte, la terra tremò con particolare violenza e si ebbe l'impressione che ogni cosa veniva non scossa, ma rivoltata sottosopra.

(Plinio il Giovane, I secolo)

CARRARA 2007 d.C. (dopo Conti)

Da molti anni ormai gli interessi privati governavano la vita pubblica, senza però che ci badassimo troppo, perchè la concussione è un fenomeno consueto a Carrara.
Ma quella notte, l'intera classe politica tremò con particolare violenza e si ebbe l'impressione che ogni cosa veniva non scossa, ma rivoltata sottosopra.

(Anonimo carrarino, XXI secolo)

ITALIA 2079 d.C. (devotamente cristiana)

Da molti anni ormai l'aria era diventata un'irrespirabile poltiglia di freon, sulfamidi biossidati e Petrus Bonekamp, il Papa governava il paese con estrema attenzione alla dignità artistica dell'immobile, le multinazionali si dividevano il mercato e gli Stati Uniti sviluppavano un po' troppo in altezza le basi gettate a suo tempo senza però che ci preoccupassimo troppo, perchè il servilismo è un fenomeno consueto in Italia.
Ma quella notte, la terra tremò con particolare violenza e si ebbe l'impressione che ogni cosa veniva non scossa, ma rivoltata sottosopra.

(Anonimo, ultimo secolo)